La proposta della Commissione passa ma viene bocciato l’emendamento del Ppe che prevedeva una quota residua del 10% alle auto non elettriche

L’eurocamera ha dato il via libera con 339 voti a favore, 249 contrari e 24 astenuti. Bocciato l’emendamento del Partito popolare europeo che prevedeva una riduzione delle emissioni di CO2 delle auto del 90%, invece che del 100%, lasciando un margine per la vendita di veicoli inquinanti. Una votazione che ha evidenziato la spaccatura anche a livello italiano nelle forze di maggioranza, oltre ad allarmare i produttori e l’indotto dell’automotive, che ventilano la perdita di migliaia di posti di lavoro. Mentre Pd e M5S rivendicano la scelta in nome della transizione ecologica, il leader della Lega Matteo Salvini parla di “una follia assoluta. Un regalo alla Cina, un disastro per milioni di lavoratori italiani ed europei”. Gli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 sono fissati al 55% per le automobili e al 50% per i furgoni. Il prossimo step è il negoziato con i governi Ue.

Ma non si tratta dell’unica spaccatura. Il Parlamento europeo ha bocciato la riforma del sistema Ets sullo scambio di quote di emissioni di CO2, uno dei punti chiave di ‘Fit for 55’, ovvero il pacchetto di misure della Commissione Ue per attuare il Green deal e ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Il provvedimento torna in commissione Ambiente, ed è stato deciso di posticipare anche il voto sul Fondo sociale per il clima e sul regolamento sulla Carbon Tax (Cbam) perché “testi interconnesi”, ha detto il presidente della commissione Envi Pascal Canfin, “dopo l’esito negativo della riforma del mercato del carbonio al Parlamento europeo, ci concediamo 15 giorni per raggiungere un accordo e votare questa fondamentale riforma climatica il 23 giugno”. Un modo per cercare di salvare il salvabile trattando a oltranza.

Non c’è solo divisione tra gruppi politici, ma anche all’interno degli stessi, come tra i socialisti. “Figuraccia di Enrico Letta. Per giorni e giorni abbiamo ascoltato appelli e accuse a Fratelli d’Italia: se non votate in Europa il pacchetto climatico ‘Fit for 55’ siete contro l’ambiente. Ma un bel tacer non fu mai scritto: oggi infatti nel Parlamento europeo i socialisti, il gruppo di cui fa parte il Partito democratico di Letta, hanno di fatto affossato uno dei provvedimenti principali del pacchetto e il dossier è stato rinviato in Commissione.

È la dimostrazione di quello che diciamo da tempo: l’approccio ideologico della sinistra finisce per danneggiare non solo l’economia ma anche la difesa stessa dell’ambiente”, l’affondo della presidente di Fratelli d’Italia. “Dal suo punto di vista è coerente Giorgia Meloni a esultare per l’affossamento del pacchetto anti cambiamento climatico a Strasburgo. È coerente con la loro linea. Ma è un danno grave per l’Italia, per l’Europa e per le nuove generazioni, ancora una volta prese in giro”, la replica a distanza del segretario del Pd.

Il capodelegazione degli eurodeputati dem Brando Benifei spiega che il Partito democratico aveva supportato il compromesso negoziato dal gruppo dei Socialisti e Democratici per un termine delle quote gratuite al 2032, “una posizione ambiziosa per accelerare sulla lotta al cambiamento climatico tenendo conto delle esigenze delle imprese, per un periodo più lungo di adattamento al nuovo sistema. Durante la votazione erano state approvate anche importanti misure per supportare le imprese che esportano maggiormente”. Popolari e liberali, parte della maggioranza Ursula, decidano se stare con chi di fatto nega o ignora l’esistenza del cambiamento climatico – incalza Benifei -, o con chi invece crede il tempo da perdere sia finito per cambiare rotta e salvare il pianeta”.