(corriere.it)

di Dario Di Vico 

Del Vecchio, l'uomo che inventò il welfare in azienda

La prima iniziativa di welfare aziendale voluta da Leonardo Del Vecchio risale al giugno del 2009 ed è passata alla storia come «il carrello della spesa». Era iniziata la Grande Crisi e gli operai facevano fatica ad arrivare a fine mese, da qui la decisione di offrire loro un paniere di beni di largo consumo per il valore di 110 euro. Pasta, olio, caffè e il sindacato chiese che ci fosse anche la Nutella. Da allora è stato un crescendo di iniziative: medicina preventiva, cure odontoiatriche, rette scolastiche dei figli.

L’attenzione alla condizione di lavoro del resto è rimasta una costante dell’imprenditore Del Vecchio, che — dettaglio importante — aveva perso l’indice della mano destra lavorando da garzone d’officina. «Non possiamo produrre dei gioielli se la nostra gente sta male», era una frase ricorrente nei conciliaboli con l’amico di sempre Luigi Francavilla. Ma attenzione a rubricare il welfare aziendale nato ad Agordo come neo-paternalismo, in realtà Del Vecchio lo concepiva come uno scambio, per usare una parola che sarebbe piaciuta a Pierre Carniti. Per Luxottica «l’eccellenza deve essere un’abitudine» diceva e di conseguenza il welfare andava a ripagare l’impegno degli operai per migliorare la qualità del prodotto. È del 2011 un ulteriore step nella creazione di una comunità del lavoro targata Luxottica: un (primo) piano di distribuzione gratuita di azioni ai dipendenti. Bissato nel 2015 in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’azienda.

In totale 450 mila azioni (prese dallo stock personale di Leonardo e non da quello del gruppo) per un controvalore di 16,5 milioni. Nella storia dei grandi capitani d’industria la cultura del welfare aziendale ha avuto In Italia almeno due grandi esempi storici che venivano da Schio e da Ivrea ma con Del Vecchio si entra nella modernità e si crea una nuova «gamba» della remunerazione dei dipendenti con l’obiettivo di aggirare la tagliola del cuneo fiscale. Da Agordo negli anni successivi ha preso il via così un welfare sussidiario italiano che ha visto via via maturare un accordo interconfederale, un libro bianco del ministero del Lavoro e infine il recepimento della filosofia di Del Vecchio in alcuni tra i più importanti contratti nazionali di lavoro come metalmeccanici, chimici e alimentaristi. Un’innovazione sociale ancora più significativa perché maturata non in anni di vacche grasse ma durante la Grande Crisi.